978-8895407975
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UN'ALBA VIGLIACCA. La strage di Querceta: il sopravvissuto racconta
Biografia
978-8895407975
2019_35
183
242
Editore: L'Ancora (Viareggio)
Nel casolare della famiglia Federigi, il 22 ottobre del 1975 vennero uccisi tre poliziotti in servizio, Gianni Mussi, Giuseppe Lombardi e Armando Femiano e venne ferito un quarto, il maresciallo Giambattista Crisci.
A sparare con un mitra Sten e varie pistole futono l'evaso Massimo Battini, allora ventiseienne rapinatore seriale, affiancato da Giuseppe Federigi, 20 anni.
Ha precisato Giovambattista Crisci:
"Questo libro-ricordo lo dovevo ai miei colleghi scomparsi: avrei dovuto scriverlo prima. Non sono uno scrittore ma con il massimo impegno, consigliandomi con alcuni amici, ho cercato di raccontare i fatti, da quel 22 ottobre 1975 in avanti, i tre gradi di processo per gli autorii del crimine, le manifestazioni nelle quali mi sono impegnato per mantenere in vita il ricordo di Gianni Mussi, Giuseppe Lombardi e Armando Femiano. Voglio ringraziare il comune di Pietrasanta e la direzione della Fondazione La Versiliana per l’onore e per l’opportuità che mi hanno concesso di presentare il libro in un loro spazio".
Quello che mi ha impressionato in questo libro-documento è la fatalità; non tutte le vittime dovevano essere lì, mentre per chi doveva esserci, e lo era in prima fila, una placca metallica della Polizia della Repubblica Italiana ha salvato la vita (punto cerchiato di rosso nella foto).
Nel casolare della famiglia Federigi, il 22 ottobre del 1975 vennero uccisi tre poliziotti in servizio, Gianni Mussi, Giuseppe Lombardi e Armando Femiano e venne ferito un quarto, il maresciallo Giambattista Crisci.
A sparare con un mitra Sten e varie pistole futono l'evaso Massimo Battini, allora ventiseienne rapinatore seriale, affiancato da Giuseppe Federigi, 20 anni.
Ha precisato Giovambattista Crisci:
"Questo libro-ricordo lo dovevo ai miei colleghi scomparsi: avrei dovuto scriverlo prima. Non sono uno scrittore ma con il massimo impegno, consigliandomi con alcuni amici, ho cercato di raccontare i fatti, da quel 22 ottobre 1975 in avanti, i tre gradi di processo per gli autorii del crimine, le manifestazioni nelle quali mi sono impegnato per mantenere in vita il ricordo di Gianni Mussi, Giuseppe Lombardi e Armando Femiano. Voglio ringraziare il comune di Pietrasanta e la direzione della Fondazione La Versiliana per l’onore e per l’opportuità che mi hanno concesso di presentare il libro in un loro spazio".
Quello che mi ha impressionato in questo libro-documento è la fatalità; non tutte le vittime dovevano essere lì, mentre per chi doveva esserci, e lo era in prima fila, una placca metallica della Polizia della Repubblica Italiana ha salvato la vita (punto cerchiato di rosso nella foto).
